Chi ha frequentato parchi e viali alberati conosce bene i frutti dell’ippocastano: quelle capsule spinose che d’autunno si aprono rivelando semi lucidi e marroni, gli stessi che da bambini si raccoglievano per gioco senza sapere del loro uso in erboristeria. Proprio dai semi si ricava l’escina, il principio attivo principale, una sostanza che agisce sulla resistenza delle pareti dei vasi sanguigni, rendendoli meno permeabili e più tonici.
È uno dei rimedi più usati per la sensazione di gambe pesanti, quel fastidio tipico delle giornate calde o dopo ore in piedi, quando le caviglie sembrano gonfiarsi e le gambe diventano pesanti come due tronchi. La stessa azione tonificante sui vasi lo rende utile anche per il fastidio legato alle emorroidi, dove agisce sulla fragilità capillare della zona.
Un dettaglio curioso: il nome “ippocastano” deriva dal greco hippos, cavallo.
In passato i semi venivano dati ai cavalli malati per curare problemi respiratori, prima ancora che se ne scoprisse il valore per la circolazione umana. Si trova soprattutto in creme e gel ad uso locale, da applicare sulle gambe con un leggero massaggio dal basso verso l’alto, ma anche in capsule e tintura madre per un’azione più sistemica sulla circolazione.
Attenzione: i semi crudi sono tossici se ingeriti così come si trovano in natura, contengono infatti esculina, una sostanza che va rimossa con processi specifici di lavorazione. Solo i preparati erboristici standardizzati sono sicuri per l’uso.

