Maca andina: benefici e a cosa serve

Paesaggio andino, terra d'origine della Maca

Sulle Ande, a oltre quattromila metri di altitudine, cresce una delle poche piante capaci di sopravvivere al freddo pungente, al vento e ai terreni poveri di quelle zone: la Maca andina. Le popolazioni locali la coltivano da secoli, tanto da considerarla un vero alimento, prima ancora che un rimedio.

Botanicamente è una radice, cugina del ravanello, che viene essiccata e ridotta in polvere. Il sapore ricorda vagamente la nocciola tostata, ed è il motivo per cui in Perù la trovate anche mescolata nei frullati o nei dolci, non solo negli integratori.

La fama della Maca come pianta “energizzante” nasce proprio dall’osservazione popolare: i contadini che la consumavano regolarmente sembravano reggere meglio la fatica fisica e i climi estremi dell’altopiano andino, ed è da qui che è partito l’interesse della ricerca moderna.

Oggi si parla di Maca soprattutto come tonico-adattogeno, cioè una pianta che aiuta l’organismo ad affrontare meglio i periodi di stanchezza fisica e mentale, quelle settimane in cui lo stress accumulato si sente in ogni gesto, anche nei più semplici.

È spesso associata al benessere maschile proprio per questo effetto tonificante generale: non agisce su un singolo bersaglio, ma sostiene l’energia dell’organismo nel suo complesso, un aiuto “di fondo” più che una scossa immediata.

Esistono diverse varietà di Maca, distinte dal colore della radice: gialla, rossa e nera. La nera, la più rara, è anche quella più studiata negli ultimi anni, ma nella tradizione andina tutte e tre venivano usate quasi indifferentemente, a seconda di quello che si trovava al mercato.

Un ultimo dettaglio che vale la pena conoscere: la Maca va assunta con costanza per qualche settimana prima di notare un cambiamento reale, perché il suo effetto si costruisce nel tempo e non con l’assunzione occasionale.