Poche piante hanno un nome così riconoscibile quanto il ginseng: la radice, spesso dalla forma vagamente umanoide, è coltivata da millenni in Asia orientale, dove il suo nome cinese, ren shen, significa letteralmente “radice uomo”. Esistono diverse varietà, ma la più studiata resta il Panax ginseng (ginseng coreano o asiatico), diverso dal ginseng siberiano o dall’Eleuterococco, piante con nomi simili ma appartenenti a famiglie botaniche differenti.
È classificato tra gli adattogeni, sostanze naturali che aiutano l’organismo a reagire meglio allo stress fisico e mentale, sostenendo energia e concentrazione nei periodi di maggiore stanchezza o carico di lavoro.
I principi attivi principali sono i ginsenosidi.
Una famiglia di composti a cui si deve gran parte dell’azione energizzante, anche se la radice viene utilizzata da secoli ben prima che la scienza ne isolasse i componenti. Si assume solitamente al mattino, in cicli di alcune settimane seguiti da una pausa: l’uso continuativo e prolungato non è consigliato, perché l’organismo può abituarsi riducendo l’efficacia nel tempo.
Si trova in capsule, in gocce (estratto) o nella radice essiccata da preparare come decotto: le capsule standardizzate in ginsenosidi sono spesso la scelta più semplice per chi vuole un dosaggio costante e affidabile.
Va evitato in caso di pressione alta non controllata o insonnia, visto il suo effetto lievemente stimolante, e va usato con cautela da chi assume farmaci anticoagulanti o per il diabete.
Un confronto con il farmacista chiarisce ogni dubbio specifico.

