La curcuma è una delle spezie più studiate degli ultimi vent’anni, e non solo in cucina. Il suo principio attivo più noto, la curcumina, è protagonista di moltissime ricerche sul benessere delle articolazioni, ed è la stessa radice che dà colore e sapore al curry: in India viene usata da millenni non solo come spezia, ma anche come rimedio della tradizione ayurvedica per infiammazioni e dolori.
La curcumina ha un’azione che la ricerca scientifica ha associato alla riduzione dell’infiammazione, un meccanismo centrale in molti disturbi articolari legati all’età o all’usura, come rigidità mattutina e fastidi dopo uno sforzo fisico.
C’è però un problema pratico.
La curcumina, da sola, viene assorbita pochissimo dall’intestino: ecco perché negli integratori la trovate quasi sempre abbinata alla piperina, l’estratto del pepe nero, che ne aumenta l’assorbimento fino a venti volte.
Un aneddoto interessante: in Okinawa, una delle zone al mondo con più centenari, la curcuma viene consumata quotidianamente sotto forma di tè, e alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa abitudine possa avere un ruolo nella longevità di quella popolazione. Per uso articolare, oltre agli integratori, è diffuso anche l’uso topico sotto forma di crema o gel, da applicare direttamente sulla zona dolorante per un effetto più localizzato.
Va usata con qualche attenzione da chi soffre di calcoli biliari o assume farmaci anticoagulanti, perché la curcuma stimola la produzione di bile e ha una leggera azione fluidificante sul sangue.
Un confronto con il farmacista è sempre consigliabile in questi casi.

